Church of Saint Mary in Porclaneta Info
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Chiesa romanica risalente all’XI secolo situata nella Riserva Naturale del Monte Velino, alle pendici del massiccio. Edificio di culto edificato nella valle Porclaneta, non distante dall’antico insediamento di Rosciolum????️
08/23. Non è solo un luogo religioso e di cultura, è un luogo mistico, che invita a fermarsi ed a riflettere su tutto il paesaggio circostante. A mio parere, anche per affezione, uno dei luoghi più belli d'Abruzzo, alle pendici del monte Velino, in un contesto immerso nella natura. Presente un fontanile vicino.
Ai piedi del monte Velino, nel Parco Verino Sirente. La chiesa è eccezionale. L'ambone è del 1150 e vi confluiscono tradizioni artistiche longobarde, riflessi bizantini e influssi araboispani. Segue un ciborio spettacolare in stile iraniano, stile che influenzò gli artisti di Bisanzio. Contiene affreschi del XIV e XV secolo. Attenzione: bisogna prenotare per assicurarsi l'apertura della Chiesa. Da quella zona si possono iniziare molti sentieri escursionistici verso il Velino.
Osservandola con alle spalle il monte Velino si osserva che il tetto del santuario segue la conformazione del monte stesso
Bellissima chiesa medievale. Gli interni restaurati a seguito del terremoto di inizio 1900 conservano quell'impronta del passato che trasuda appena si passa la porta. È presente un ambone finemente intarziato. Ed alcuni affreschi sopravvissuti al tempo. Unoca è la trave in legno originale.
Si schiude la porta d'ingresso e si resta a bocca aperta!!!!!
Incantevole meraviglia!!
Di una bellezza indescrivibile e di un valore storico artistico raro...
Per visitarla occorre telefonare al numero che trovate qui su Google: risponderà un signore, che pur nel suo essere particolare, è disponibile.
Sorge nei pressi di Rosciolo, piccolo borgo di origini medievali ai piedi del monte Velino.
Una prima antica chiesa è forse sorta tra il V e il VI secolo sulle rovine di un tempio pagano, ma l’attuale struttura, opera di un certo Nicolò, e che faceva parte di un insieme conventuale oggi scomparso, risale probabilmente all’inizio dell’XI.
La prima data certa che testimoni senza ombra di dubbio l’esistenza di Santa Maria è il 1048, allorché il conte dei Marsi Berardo, dona il castello di Rosciolo e le sue pertinenze al monastero di Santa Maria; segue un’ulteriore donazione di Berardo del 1084, in cui il monastero è inserito nei possedimenti dell’Abbazia benedettina di Montecassino.
Alterne vicende interessarono la chiesa nel corso dei secoli: la distruzione avvenuta nel 1268 in concomitanza con la battaglia fra Corradino di Svevia e Carlo d’Angiò; un periodo di abbandono da parte dei monaci nel 1362; le dispute fra i Conti dei Marsi e l’abbazia di Farfa per la proprietà del cenobio; l’acquisizione del complesso da parte della famiglia Colonna e la rivendicazione regia nel 1765; la distruzione del monastero fino ai restauri piuttosto invasivi del 1931.L’interno è di tipo basilicale,a tre navi suddivise in sei campate a tutto sesto su pilastri quadrati, con abside semicircolare.
I capitelli dei pilastri sono scolpiti a raffigurare elementi geometrici, vegetali, zoomorfi e figure umane.
Caratteristica è la cosiddetta “cornice benedettina“: un motivo decorativo d’ispirazione campano-abruzzese legato alla ripresa classicista promossa dall’abate cassinese Desiderio.
La navata centrale è coperta con capriate in legno a vista.
Al di sotto della zona presbiteriale furono ricavati gli ambienti ipogei della cripta, voltata a botte. Dell’impostazione primitiva della chiesa si conserva solo il braccio destro (la parte sinistra crollò durante la campagna di lavori del 1931), a cui fu aggiunta una quarta navatella ad un livello leggermente inferiore.
Il pavimento è in pietra.
A sinistra dell’ingresso si trova un ambone scolpito in pietra rivestita di stucco, con cassa quadrata che poggia su piedritti ottagonali; mostra influenze orientali e bizantine, realizzato nel 1150 come attestato dalla scritta:
INGENII CERTUS VARII MULTIQUE ROBERTUS HOC LEVIGARUM NICODEMUS ADQUE DOLARUM; [ANNUS] MILLENUS CENTENUS QUINQUIE DENUS CUM FUIT HOC FACTUM FLUX(IT)/ …EPTEN … VI MENSE HOCTUBER.
I capitelli sono decorati da figurine umane barbute e intrecciate a sinuosi elementi vegetali, e sorreggono archi trilobi, nel prospetto e nel retro, ed archi laterali a tutto sesto.
Della decorazione rimangono un corpo acefalo di leone alla base del lettorino semi cilindrico, e bassorilievi su due fasce disposti a destra e sul parapetto della scala.
Le scene mostrano diaconi e storie dell’Antico Testamento, come la danza di Salomè, David che lotta con l’orso e Giona divorato dalla balena.
Nella zona superiore si trovano piccoli archetti a ferro di cavallo, decorazione che prosegue anche sul parapetto della scala.
Lo spazio interno è diviso in due aree pressoché quadrate, separate da transenne in pietra su cui poggiano quattro esili colonnine con capitelli decorati e fusti tortili a sostegno di un’iconostasi lignea, raffigurante l’antico Tempio di Re Salomone, con le due colonne pilastro che sorreggevano il Tempio stesso: le colonne di Ioachim e Boaz, rispettivamente la “colonna del maestro” e la “colonna dell’apprendista“.
Il presbiterio è rialzato e raccordato da cinque scalini in pietra.
Vi si conserva un ciborio con intarsi di derivazione moresca, anch’esso attribuito alla bottega del maestro Roberto.
Fantastica !!! Tante arcane simbologie rintracciabili anche nelle grandi cattedrali gotiche.Un primo esempio della conoscenza misterica dei Maestri Costruttori Comacini applicata ai fregi architettonici dal significato simbolico
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